
... e puntuali come ogni anno arriva il periodo del Perdono di San Tommaso Apostolo intorno alla prima domenica di maggio! L'alone della "Festa" è come sempre da copione: le casse comunali continuano imperterrite a gettare lacrime amare e i fondi per l'odiato-amato Corteo Storico, per la Musica nostrana e quant'altro sono sempre esigui.
Quest'anno però la sciagura portata dal sisma aquilano viene incontro ai nostri gloriosi amministratori e pertanto si coglie l'occasione a volo scegliendo una forma ridotta per i festeggiamenti, devolvendo i soldi che si sarebbero dovuti spendere ogni anno a favore delle popolazioni terremotate. Soldi che non ci sono seppur preventivati nel bilancio comunale non ancora approvato! Ci annunciano con dei "tremolanti manifesti" che per questo motivo si svolgeranno soltanto i festeggiamenti religiosi.
Bene così! In ogni modo è per una causa nobile!
... qualcosa però, come al solito, non quadra mai quando ci sono di mezzo gli amministratori di Ortona.
All'improvviso, "come d'incanto", viene pubblicizzato anche un programma dei festeggiamenti oltre a quello delle attività religiose già note da tempo. Giostre, bancarelle, gli immancabili mercati. E poi cantanti, attori, gruppi locali, musicisti dell'ultima ora! Tutti pronti a dare lustro alle qualità tradizionali e artistiche della nostra città! Mancano solo i Fuochi d'Artificio degli amici pugliesi del Sindaco (?). ... peccato!!
La stampa sempre arida di scoop d'inchiesta ma sempre prodiga all'annuncio delle "organizzazioni festeefiere" (OFeF) promosse dal municipio, come era da aspettarselo non impiega tempo a dare ampio risalto agli avvenimenti dell'ultim'ora.
Come abitudine scorgiamo tra gli "artisti" in programma, candidati, amici di partito, simpatizzanti esterni, insomma tutta la grande famiglia del centro destra pronta a sostenere la causa, stretti intorno alla propria amministrazione e ai propri uomini di punta (?)! ... proprio una bella festa fatta in casa!
.... e i soldi per questa festa improvvisata? Gli "artisti locali" non prenederanno soldi? ...forse non lo meritano? Questo non ci è dato saperlo e neanche la stampa "prontamente" ne ha dato risalto proprio perché forse dei fatti economici pubblici meno si parla e meglio è! Nessun giornalista chiede e nessuno del Municipio locale risponde!
Tutto nella norma!! Tutto deve sembrare bello e buono altrimenti il paventato "sistema ortona", già da noi più volte smascherato a ragione, potrebbe incrinarsi ulteriormente!!
Quanti soldi preventivati per le feste del Perdono di San Tommaso Apostolo saranno destinati ai terremotati? Come saranno consegnati? ... a chi saranno consegnati? Quando li verseranno se il Bilancio Comunale è ancora da approvare?
SILENZIO!!!! ... ma questa da tempo è la nostra città! ... omertosa e ignobile!
BENVENUTI ad ORTONA!!!! Patria dell'ENI e di San Tommaso Apostolo. Binomio voluto dal sindaco (?) e da tutta la sua amministrazione!
Un noto artista locale, scultore validissimo, è stato commissionato per produrre una scultura d'Argento, come il Busto del nostro patrono, raffigurante un cane a sei zampe, da far sfilare sempre a Perdono prima della processione religiosa della domenica! grandissima idea!!
... l'unico intoppo è che lo scultura dovrà realizzarla senza soldi perché il comune non ha più fondi da destinare per le manifestazioni "fai da te" oltre quelli che devolve in beneficienza all'Informagiovani, a Ortonambiente e al fantomatico Comitato Porto!
.. ma come farà a lavorare questo noto artista locale? ... mah! Misteri della vita!
"Scherzi a parte" (?), ad Ortona oggi molte verità rasentano l'incredulità popolare! Molti accadimenti inimmaginabili vengono resi reali da personaggi loschi che vivono sempre nei limiti della legalità.
ORTONA VENDUTA all'ignobiltà, PERSA tra i lontani ricordi della dignità umana, ORFANA della gloriosa storia dei suoi avi.
La cruda realtà rilega ORTONA ancora martire di quei bombardamenti del 1943 che l'hanno resa ferita per sempre, timorosa delle sue stesse eccellenze! Preda degli sciacalli che puntualmente anno dopo anno vengono fuori: di generazione in generazione educati a rubare anche gli ultimi aneliti di vita di quella che fu "Perla dell'Adriatico" e che oggi si mostra ai suoi becchini come una città morta e sepolta.
Gli ottusi pseudo signorotti che dall'unità d'Italia tessono le trame del potere locale e che da sempre hanno rilegato i contadini allo stereotipo del "cafone ignorante", dopo 150 anni hanno cercato di affossare definitivamente le loro terre, i loro prodotti, le loro tradizioni. Hanno cercato di far attecchire la pianta già marcia del petrolio, di affumicare il nostro "lu ciele 'bbelle e l'arie a 'ccuscì fine",già descritto in paole e musica da Dommarco e Albanese, hanno cercato di inquinare i nostri fiumi già malati e le nostre spiaggie mai curate abbastanza!
Ci hanno provato per dare quella ventata di soldi momentanei agli amici degli amici. Lo avevano già fatto con i centri commerciali sorti come funghi, con i rari posti fissi ancora vendibili, con i contratti co.co.co. e con tutte le possibilità che hanno avuto per imbrigliare i voti degli stolti e le menti degli ignavi.
Ci hanno provato ma hanno trovato molti di noi sulla loro fragile strada. Al grido "Meglio il Vino di Fratino & Di Martino" li abbiamo rispediti a "calci in culo" nei loro bui uffici intrisi di galoppini e faccendieri muti, devoti solo allo stipendio e ai cazzi loro!!!
Ci stanno ancora provando ma le nostre scarpe sono sempre più pesanti e pronte a menar calci a chi ancora ha in mente di rovinare per sempre il nostro territorio.
BUON PERDONO DI SAN TOMMASO APOSTOLO A TUTTI!

Saranno solo voci di popolo? ...mah! Quando però queste voci arrivano dall'ambiente portuale si inizia a credere che forse nella notizia ascoltata in piazza potrebbe esserci un velo di verità.
Chi lavora sul mare conosce a fondo il pericolo che lo stesso porta in sé. Perciò il mare viene sempre rispettato ed amato con passione: si è sempre sinceri con lui perché si sa che se lo tradisci prima o poi quando meno te lo aspetti si prenderà la rivincita.
E così è successo: "anonime voci di porto" dicono che il primo cittadino di Ortona (?) sarebbe stato preso a sberle da qualcuno stufo dei suoi "ripetuti comportamenti falsi e per niente rispettosi". Dicono che il fatto sarebbe successo volutamente tra la gente proprio a cercare l'eco inevitabile della notizia!
Non scendiamo in particolari per rispetto non dell'uomo politico, perché non lo merita proprio, ma solo per rispetto della sua famiglia!
E' pur vero che prima o poi c'era da aspettarselo.
La velata arroganza stampata sulla faccia dei finti bravi ragazzi trova sempre la propria negazione nell'insicurezza dei loro fragili comportamenti e dai loro contorti modi di espressione che si riscontrano puntualmente nella storia di molti uomini di potere.
Queste caratteristiche portano quasi sempre all'avvento di situazioni catastrofiche.
Il "fatto di cronaca" del quale abbiamo fatto mensione sopra, non ancora confermato ufficialmente ma neanche smentito da nessuno, crediamo sia l'allarme di una situazione socio-economico-politica che sta per esplodere a danno di tutti i cittadini di Ortona e di quelli limitrofi.
Non aver saputo controllare una delicata situazione come quella del potenziale insediamento del Centro Oli Eni di Contrada Feudo, ed aver guidato sottobanco quasi tutto il consiglio comunale del 4 ottobre 2007 ad avallare la decisione più assurda di tutta la storia della città di Ortona, ha portato il sindaco (?) Fratino agli occhi dei cittadini ad essere il primo responsabile della "vendita" della città all'Eni .
Oggi qualcuno, sentendo le voci che circolano in giro, per fatti personali si è limitato solo a rompergli il muso. Domani qualcun'altro per fatti sociali di interesse collettivo chissà dove potrebbe arrivare a spingersi!!
Per molti il futuro di Ortona oggi può essere segnato solo da quelle poche e note imprese portuali che pur di raggiungere i propri obbiettivi economici hanno dimostrato palesemente di essere pronte a camminare sulla dignità dei valori ambientali, sociali e umani dello stesso territorio dove vivono!
Tutte insieme, compiacenti e associate fra loro, cercano senza sosta di non far svanire i 200 milioni di euro messi sul tavolo dall'Eni per la costruzione della "maladetta raffineria" pensata a pochi metri dalla costa adriatica, dentro un territorio fiero dei suoi 1500 abitanti distribuiti a pochi metri dal confine della potenziale raffineria, affianco ai più famosi vitigni DOC abruzzesi contornati da migliaia di oliveti unici, e troppo vicino ai centri abitati di Ortona, di Tollo, di Francavilla al Mare e di Miglianico
Immaginare il Porto di Ortona circondato da super petroliere in attesa di carico ci fa ribrezzo! 100.000, 200.000 tonnellate di scafi in acciaio che stridono palesemente con i nostri occhi e con i nostri trabocchi, con le nostre uniche insenature, con le nasse dei pescatori, con gli scogli e le spiagge della costa che si snoda da Pescara fino a Vasto.
Non speriamo che quei seimila cittadini che hanno rieletto Fratino sindaco (?) per la seconda volta riescano a capire dove questo mediocre personaggio sta traghettando Ortona in silenzio: speriamo solo che molti di loro stessi non debbano arrivare alle mani con lui per fargli capire che da troppo tempo sbaglia di grosso!!

SPUNTA IL DOSSIER SEGRETO CHE ANNUNCIAVA IL DISASTRO IN ABRUZZO
La Procura dell'Aquila acquisisce il carteggio tra Regione ed enti locali.
«Intervenite o crolla tutto»: ai pm il dossier segreto che annunciava il disastro. La Protezione civile censì gli edifici nel 2005. «Ecco chi poteva salvare scuole e ospedali»
Fiorenza Sarzanini
17 aprile 2009 - da corriere.it
Avevano compilato le schede di valutazione, individuato le «criticità», elencato gli interventi da effettuare e persino l’entità dei fondi da stanziare. Ma quelle indicazioni fornite nel 2005 dai tecnici della Protezione civile dell’Abruzzo guidati dall’ingegner Pierluigi Caputi sono rimaste sulla carta. E le decine di edifici inseriti nella lista di rischio sono venuti giù con la scossa della notte del 6 aprile, provocando in alcuni casi anche morti e feriti. La procura dell’Aquila acquisisce il carteggio finora segreto tra Regione ed enti locali, e apre il capitolo delle responsabilità dei pubblici amministratori. Perché quelle schede consentono di individuare chi doveva intervenire e invece non ha dato seguito alle segnalazioni. Basta scorrere la lista per capire quanto dettagliate fossero state le ispezioni. E basta guardare quel che resta dei palazzi del centro storico della città per capire che cosa non abbia funzionato.
L’esempio più eclatante è quello della scuola elementare De Amicis di San Bernardino. Il grado di vulnerabilità assegnato dagli esperti era 36, il più alto. Nella tabella sui livelli di pericolo erano previste tre opzioni: danno lieve, danno severo, collasso. E così il grado di resistenza assegnato nell’ipotesi di sisma più grave era 0,099, cioè nullo. Al di là dei numeri e dei calcoli matematici la conclusione era chiara: così come era costruito, il palazzo non avrebbe potuto resistere a un terremoto di forte intensità. Esattamente quello che è avvenuto, il tetto è crollato e le mura sono pericolanti. Stesso discorso per la casa dello Studente, per la prefettura, per l’ospedale San Salvatore. Perché anche in questi casi la «vulnerabilità» era stata ben evidenziata dai tecnici, ma gli enti gestori non hanno provveduto a sanare le carenze.
Nella relazione preliminare che dovrà essere esaminata dal procuratore Alfredo Rossini e dal suo sostituto Fabio Picuti è ricostruita la storia di un disastro purtroppo annunciato. Una devastazione della quale si chiederà conto nei prossimi giorni alle imprese edili che hanno costruito i palazzi senza rispettare la normativa e a chi avrebbe dovuto vigilare perché questo fosse evitato. «Nell’anno 2001 — è scritto nel documento — il Dipartimento della Protezione civile diffondeva a tutti gli enti pubblici i risultati di una sua campagna di indagine, svolta negli anni 1997-1999 relativa a valutazioni di vulnerabilità sismica su edifici pubblici, strategici e speciali ricadenti nell’Italia Centro-meridionale ». Ed ecco il passaggio chiave: «L’analisi era posta a disposizione dei soggetti pubblici proprietari di immobili per le eventuali attività di prevenzione». È proprio a questi «soggetti» che i magistrati chiederanno conto. Ma non solo. Nel documento si rintracciano gli indizi per individuare la catena di responsabilità. Perché si specifica che «gli obblighi di messa a norma degli edifici e infrastrutture destinati ai diversi usi resta, in termini generali, in carico ai singoli soggetti proprietari, così come peraltro ribadito dall’Ordinanza della presidenza del Consiglio 3274/2003 che avviava il programma generale di messa in sicurezza in relazione alla emanazione della nuova normativa tecnica per le costruzioni in zona sismica».
Ma la relazione fornisce anche altre informazioni utili all’indagine: «Nell’anno 2004 si avviava altresì una analoga indagine finalizzata alla migliore allocazione delle risorse finanziarie che man mano si sarebbero rese disponibili per la messa in sicurezza sismica degli edifici e delle infrastrutture di carattere strategico e rilevante. Anche tale attività vedeva il pieno coinvolgimento di tutti i soggetti proprietari di immobili, in una prima fase per l’individuazione e la caratterizzazione di massima degli edifici, e in una fase successiva per il reperimento della documentazione tecnica disponibile e per il supporto tecnico-logistico durante l’esecuzione dei sopralluoghi. Sulla base dei risultati di detta attività e delle priorità discendenti, negli anni 2005-2007 sono stati definiti (con fondi sia regionali che attribuiti dalle Ordinanze della presidenza del Consiglio dei ministri 3602/2004 e 3505/2005) due distinti programmi di verifica sismica delle strutture censite, attribuendo ai soggetti proprietari risorse per le verifiche di adeguatezza sismica rispetto alla nuova normativa». L’obiettivo è specificato: verifiche nel territorio regionale su circa 280 edifici e su circa 100 ponti e viadotti. Palazzi e infrastrutture che in molti casi non hanno retto al terremoto di dieci giorni fa.

Quelle 400 scosse ignorate che hanno piegato la Casa dello Studente a L'AQUILA in Via XX Settembre, 46
da www.repubblica.it dall'inviato ATTILIO BOLZONI
I nomi dei colpevoli forse sono sepolti con le vittime, quei sette o nove o undici ragazzi morti. Sono nascosti fra le macerie, nei fascicoli inghiottiti come i cadaveri, nelle carte che raccontano la storia di questi cinque piani che non ci sono più: la casa dello studente dell'Aquila, un palazzo che ora non ha più nemmeno un padrone.
È una delle fosse comuni dell'Abruzzo squarciato, una delle vergogne della città fatta con la sabbia.
Ricordatevi questo indirizzo: via XX Settembre 46. Ricordatevi il numero civico e anche la strada. E' quello del primo palazzo di una strage annunciata. Quattrocento sono state le scosse dal mese di gennaio alla maledetta notte di domenica e nessuno ha mai mandato un tecnico, un ispettore, un geometra a fare una perizia in quelle camerate che in pochi secondi sono cadute giù.
Quattrocento scosse e neanche un sopralluogo, una foto dei luoghi, la ricerca di una crepa, di un muro storto. "In questi tre mesi non abbiamo mai visto nessuno della Regione e nessuno della Protezione civile o dei vigili del fuoco", dice Luca D'Innocenzo, il presidente dell'Asdu, l'Azienda per il diritto agli studi universitari che fino a tre giorni fa gestiva la "casa" dell'Aquila e oggi piange Davide, Angela, Luciana, Michelone, Alessio, Chiara, Francesco e forse altri quattro degli studenti che abitavano lì.
Il palazzo è un cumulo di pietre. Era alto una ventina di metri, aveva una cinquantina di stanze e centodiciannove posti letto, una mensa, una sala per i computer e un'altra per le riunioni, gli uffici amministrativi, i locali dello sportello per il pubblico. Una parete è scivolata trascinandosi tutto il resto. Una fatalità? Una sventura che si sarebbe potuta evitare? "Da due giorni e due notti mi chiedo perché non ho fatto chiudere tutto e mandato via gli studenti, ma non potevo mai immaginare e poi, poi - lo ripeto - non c'è stato nessuno che ci aveva messo in allarme", spiega ancora Luca D'Innocenzo mentre ricorda uno per uno i suoi ragazzi morti.
La casa dello studente è uno scandalo dell'Abruzzo terremotato per quello è accaduto prima e per quello che sta accadendo dopo.
Prima, per i "controlli" che non ci sono stati. Dopo, per quel palazzo che ora nessuno riconosce come suo. "E' di proprietà della Regione", assicura il presidente della casa dello studente. "E' dell'Asdu", ribatte l'assessore regionale ai Lavori Pubblici Angelo Di Paolo. E precisa ancora l'assessore: "Mi sono appena informato con il dirigente generale del demanio, è sicuro al cento per cento: la casa dello studente non è della Regione ma di quell'ente".
Nessuno vuole le macerie con i suoi morti.
In verità, anche se non lo sa, è la Regione Abruzzo che da quindici anni è la sola proprietaria del palazzo che è diventato una tomba. La legge è la numero 91 del 6 dicembre 1994, quella che scioglie le Opere universitarie e trasferisce le competenze alla Regione. All'articolo 16 c'è scritto tutto: "alle aziende che gestiscono le case dello studente in Abruzzo è concesso l'uso gratuito dei beni immobili di proprietà della Regione". E' uno dei tanti paradossi di questo terremoto, ancora tanto da svelarsi per i danni che ha provocato. Così smisurati, così facilmente.
E' però tutta la storia del palazzo che non c'è più e di quegli altri che aveva attorno a custodire dentro di sè il mistero dei crolli totali, di quei cinque o sei edifici che si sono sfarinati in uno spazio di ottocento metri, che sono caduti come birilli. In quella via XX Settembre, in via Iacobucci, all'angolo fra via Rossi e via Sant'Andrea, giù a Villa Poggio. Una linea, la direttrice della morte. Il terremoto ha ucciso lì, nella città dell'Aquila.
Sono tutti "a norma" quei palazzi. Così rispondono in tanti: tecnici, ingegneri, funzionari del Comune."A norma", a norma di sparire in un attimo, di diventare detriti in un colpo.
Cinque o sei si sono frantumati, altri otto o nove hanno subito danni strutturali importanti. Lì, soltanto lì dove c'è anche la casa dello studente, il terremoto è stato assassino.
Zona lottizzata nei primi Anni Sessanta, destinata a edilizia residenziale, ha fatto la fortuna di molti palazzinari. Hanno costruito dappertutto su quella montagnetta. Il palazzo dove poi è finita nel 1980 la casa dello studente è stato ultimato nel 1965, usato come deposito di medicinali dagli Angelini - solo omonimi da quell'Enzo Angelini delle cliniche che un anno fa se l'è cantata sulle tangenti della Sanità e sull'ex governatore Ottaviano Del Turco - e poi sistemato per farci dormire i ragazzi. Chiuso dal 1998 per una ristrutturazione interna, nel settembre del 2001 ha riaperto. E' rimasto in piedi fino a quando è arrivata la notte fra domenica 5 e lunedì 6 aprile 2009.
"Io penso che tutta la tragedia sia probabilmente da ricercare in quella lontana lottizzazione", dice ancora il presidente della casa dello studente Luca D'Innocenzo. Parla di piloni che affondano a livelli diversi del terreno, di leggi antisismiche che al tempo dei lavori non c'erano, di segnali premonitori mai avvertiti. E ancora: "Quelli della Regione non si sono fatti sentire neanche due giorni dopo il terremoto e dopo tutti quei morti". L'unica ispezione che è agli atti - ma anche quelle relazioni sono scivolate tra le pietre - è stata eseguita dall'architetto Pietro Sebastiani, il capo dell'ufficio tecnico interno alla casa dello studente dell'Aquila.
Ammette lui, candidamente: "Ma io di queste cose non ne capisco niente, mi sono limitato a fare un giro per la struttura e mi è sembrato tutto a posto".
L'ufficio tecnico interno sovrintende in effetti alla "piccola manutenzione": il cambio di una lampadina, la riparazione dello scarico di un cesso, una parete da ridipingere. Dopo quelle quattrocento scosse non poteva essere l'architetto Pietro Sebastiani a scoprire un pericolo piccolo o grande nel palazzo. Dopo quelle quattrocento scosse, altri sarebbero dovuti entrare nella casa dello studente dell'Aquila e perlustrare una per una le cinquanta stanze.
Ma nessuno l'ha fatto. Nessuno. Poi è venuto giù tutto. E anche venti metri più avanti, anche cento metri più indietro. Ricordatevi questo indirizzo: citta dell'Aquila, via XX Settembre.
(9 aprile 2009)

Il padre di una delle vittime del terremoto abruzzese scrive a Guido Bertolaso, Sotto Segretario di Stato e capo della Protezione Civile: «Non voglio fare polemiche, ma mio figlio è stato ucciso come tutti gli altri dall'imprudenza delle istituzioni»
Lui è un operatore del 118, suo figlio, Nicola Bianchi, aveva 22 anni faceva lo studente, ed è morto nel crollo della palazzina in via Gabriele D'Annunzio 11 distrutta dal terremoto. Sergio Bianchi, padre di Nicola, di Monte San Giovanni Campano, ha scritto una lettere aperta al capo della Protezione civile Guido Bertolaso, per capire perchè, nonostante nella zona si registrassero scosse sismiche fin da gennaio, nessuno abbia preso provvedimenti, a partire dalla chiusura dell'università «una settimana prima come hanno fatto le scuole ritenendo la situazione pericolosa».
«Non voglio fare polemiche» scrive Bianchi, «ma sono addolorato e non bisogna dimenticare che in questa tragedia ci siamo anche noi: abbiamo perduto i nostri figli perchè nessuno ci ha avvertiti del pericolo. Il mio ragazzo, insieme ad altre giovani vite ciociare spezzate, era all'Aquila per costruirsi un futuro. Ho visto i muri del palazzo-tomba di Nicola con alcuni lesioni. Ho chiesto spiegazioni a tutti, dal proprietario ai vicini e mi hanno risposto di stare tranquillo, che la situazione era sotto controllo. I nostri ragazzi che vivevano al civico 11 di via Gabriele D'Annunzio e gli altri che alloggiavano nelle palazzine vicine erano tranquilli, perchè noi genitori gli avevamo trasmesso la serenità. Nicola, caro vice ministro Bertolaso, è stato ucciso come tutti gli altri dall'imprudenza delle istituzioni».
da corriere.it - 13 aprile 2009 (ultima modifica: 14 aprile 2009)
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Se è vero ciò che leggiamo in questa lettera aperta, se è vero ciò che ci evidenzia con prontezza il Blogger "Il Grande Favollo" tra i commenti del precedente post, se è vero che l'informazione a riguardo è stata censurata o distorta, se è vero che questa immane tragedia poteva essere evitata in qualche modo, allora siamo messi proprio male!!
Siamo (per chi ci crede) solo in mano ai Santi!
... ma qualcuno prontamente mi dirà: ... guarda che anche la volontà dei santi viene distorta e plasmata secondo i diversi interessi del popolo!!
..... e allora dico che siamo alla frutta! "Non ci resta che Piangere" ... o armarsi di coraggio e partire per la Nuova Zelanda!! ... ho scelto un paese a caso! ... l'importante è scegliere un paese molto lontano dall'Abruzzo.
Abruzzo! Terra bistrattata, prosciugata, anninetata dall'incuria dell'ignoranza, dallo bramosità degli avidi! Terra venduta dalle nostre stesse istituzioni ai famelici petrolieri e sbandierata da quegli stessi volti senz'anima come la Regione più verde d'Europa!
Abruzzo! Amara e Amata Terra Mia!!
Riflettiamo sulle parole del papà di Nicola Bianchi: non sono state scritte da uno qualsiasi, ma da un uomo che dedica la propria vita per salvare quella degli altri. Ma le evidenti incapacità delle Istituzioni e la nostra muta e perseverante cecità davanti a queste palesi mancanze hanno prodotto tutto il resto.

LE VITTIME DEL SISMA SALGONO A 289
Paura e dolore. L'Aquila ha affrontato così la quarta notte dal terremoto che ha fatto 289 vittime (una delle quali ancora da identificare) nel giorno dei funerali di Stato. Ma le macerie continuano a restituire cadaveri: in via Roma, nel centro de L'Aquila, i Vigili del fuoco hanno infatti individuato altri due corpi, a quanto sembra due vittime della scossa di assestamento di giovedì. Si tratterebbe di una donna di 53 anni e di sua figlia di 18 anni. La scomparsa delle due sarebbe stata segnalata soltanto giovedì sera e dunque si è iniziato a scavare soltanto in nottata. Il decesso, secondo la Guardia di Finanza, è seguito alla forte scossa registrata giovedì alle 21.38. Le vittime erano entrate in casa per recuperare dei vestiti contravvenendo alle indicazioni della Protezione civile.
Alle 21.38 di giovedì sera, come detto, la terra ha tremato di nuovo, facendo impennare i sismografi con una potenza di 4.9 gradi della scala Richter. Un altro palazzo è crollato nel centro dell'Aquila. Un'altra scossa è stata avvertita poco prima delle 5:30 (magnitudo 3.7). E sempre nell'ambito dello sciame sismico in corso in provincia dell'Aquila, una nuova replica è stata avvertita dalla popolazione alle 8,41 (magnitudo 3.0). Le località prossime all'epicentro sono Campotosto, Capitignano, Montereale.

Il terremoto fa ancora paura in Abruzzo!
Si aggrava il bilancio del violento sisma che lunedì scorso ha colpito L'Aquila e i comuni limitrofi. Alle ore 20.19 i morti accertati sono 272, di cui sedici bambini, ma si rivela che all'inizio si pensava ad un numero intorno alle 1000 unità! I feriti sono 1.179, secondo le cifre fornite dal ministero per i Rapporti con il Parlamento; incerto il numero dei dispersi, 11 secondo il ministero, 20-30 secondo il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Tre le salme non ancora identificate.
Sono al lavoro 8.500 persone, organizzate in cinque centri operativi. A breve, sarà aggiunto un sesto per operare anche fuori dalla zona di 600 km quadrati dove finora si sono concentrate le operazioni. La scossa di martedì sera ha prodotto infatti ulteriori danni. 2.962 tende hanno accolto 17.772 persone. Le tendopoli sono 31, le cucine da campo 24 e gli ambulatori operativi 14.
Il problema più grande sono i 28mila senza casa.
C'è stata una straordinaria gara di generosità ma si rischia anzi di essere congestionati dall'arrivo di merce. La richiesta è di trasformare le offerte in soldi, magari vendendo i beni che si intendeva inviare.
Ecco il numero di conto corrente postale aperto dalla regione Abruzzo: numero 10400000, causale "pro terremotati".